Ringraziamenti

Vorrei ringraziare di cuore, per la grande emozione che mi ha regalato, la pagina fb  "Se fossi poesia" che ha postato un mio scritto nell'album "Se fossi poeta - le vostre poesie" e tutte quelle persone che hanno ritenuto di aggiungere un like, fare un commento e perfino condividere la poesia dal titolo "Sentiero". 


Esterrefatta

Esterrefatta, mi è sempre piaciuta questa parola, da ragazzina mi entusiasmava usarla, era bello scrivere un vocabolo con dentro il mio nome, usare un aggettivo con un pezzo di me e non un aggettivo qualunque ma uno che esprimeva un sentimento forte. Esterrefatta - restare sbigottita - sbalordita - stupita, persino, sconvolta - allora mi dicevo che qualcosa doveva pur dire se io, proprio io, avevo questo nome poco usato e antico. Da questo assurdo ragionamento d'adolescente nasce la mia promessa di essere il più possibile esterrefatta davanti alla vita.

E mi è successo ascoltando parole d'amore inaspettate a cui non ho saputo dare risposta o leggendo un biglietto fra i regali di Natale. Di una festa a sorpresa ricordo una rosa fra le mani e lo sbigottimento nel vedere gli amici venirmi incontro.

Sono rimasta esterrefatta di fronte a certi paesaggi durante i miei piccoli viaggi che ho sempre vissuto come grandi avventure e lo sono ancora quando guardo il "cammino" delle stelle nelle nostre foto ottenute dopo ore di esposizione.

Resto sempre stupita negli incontri ravvicinati con gli animali osservo il loro aspetto, la precisione dei gesti, i buffi comportamenti come quelli del Pippo, il piccolo scoiattolo di mio fratello, che nascondeva nel forno della cucina le noccioline.

Sono sbalordita che ancora oggi ci sia chi mi chiama Esterina e manda messaggi coi cuori come se non fossero passati più di quarant'anni dal nostro primo incontro.

Non ho dimenticato i momenti in cui sono stata sconvolta, ho chiuso gli occhi, stretto i pugni, cercato di assorbire il colpo facendo appello a tutta la mia volontà.

Sono esterrefatta, ora lo scrivo con l'entusiasmo di ragazza, se penso a quanto amore, quanta passione, quanta forza ha ancora questa mia vita.
 

Libro cubo

 Per chi si sta chiedendo: "ma che razza di roba è?"  prego leggere  Libro cubo

....Quello rappresentato, che entra nel terzo millennio, è dunque un mondo luccicante, pieno dei riverberi  delle vetrine dei suoi centri commerciali, gonfio di conti correnti bancari, popolato di computer, brulicante di confort e di innovazioni tecnologiche e scientifiche. Ci sono, ben inteso delle difficoltà, come le sacche di povertà, i milioni di disoccupati, le sperequazioni sociali e le violenze, ma tutto questo viene presentato come un difetto secondario, che sarà superabile con gli opportuni aggiustamenti. Ciò che conta è il quadro di fondo: si tratta del migliore dei mondi possibili.   Il  mondo reale, non rappresentato, è ben diverso. Alle soglie del terzo millemio la situazione vera è riassumibile in pochi dati: il 20% più ricco del globo ha un reddito superiore di sessanta volte a quello del 20% più povero. Così, mentre più di due miliardi di persone vivono del tutto prive di energia elettrica, più di un miliardo si trova in condizioni di assoluta povertà e un miliardo e mezzo è completamente privo di assistenza sanitaria.
La cultura dell'Occidente è prevalsa, spingendo al limite l'ideologia dell'avere: l'avere che schiaccia l'essere, l'avere come scopo principale. Si è in quanto si ha. Il criterio del profitto esprime coerentemente questa convinzione nel modo più potente...
Se il profitto è il centro dell'organizzazione della vita, molte cose che riteniamo ingiuste sono invece conseguenti e "logiche". Esempio: chi ha accumulato di più è giusto che si barrichi per difendere i propri averi dalla pressione di chi non ha. In questa logica, la guerra è logica.
Se invece al centro poniamo gli interessi di vita degli uomini - e dei popoli - tutto si rovescia e il capovolgimento metterebbe il mondo nei rapporti giusti di equilibrio.
Stiamo parlando non di astratte dissertazioni, ma dell'aspetto fondamentale della nostra esistenza: che fare della nostra vita e di quella del mondo
                                               ( Il fiume della prepotenza            Capanna)

E allora tutti insieme (ancora una volta!) come pecore verso il duemila.
Per il tremila spero di non esserci.